
Come WITCH ha preso vita: dall'ispirazione all'AI filmmaking
May 2026
WITCH è un cortometraggio generato con l'IA che racconta la storia di una madre e una figlia che condividono un'eredità di guarigione con le erbe. La madre viene accusata di stregoneria e bruciata per aver presumibilmente maledetto il suo villaggio. Anni dopo, quando emerge la peste nera, la figlia usa la stessa conoscenza e gli stessi rimedi per salvare vite, e viene celebrata come un'eroina. Il film rivela che nulla è cambiato nelle loro azioni, solo nel modo in cui sono state percepite, mettendo in luce i pericoli della paura, dei pregiudizi e la lunga storia di incomprensione delle donne nella medicina.

Con "Open Your Eyes" come tema per l'MIT AI Film Hack 2026, sono stata attratta dall'idea di raccontare una storia su streghe e due generazioni di donne. Ho trovato ispirazione in Hamnet di Chloé Zhao, in particolare nel ritratto di Agnes Hathaway e nel suo legame con la terra, la natura, la medicina e il misticismo. Questa rappresentazione riflette un rapporto potente e intuitivo tra le donne e la guarigione. Un rapporto che storicamente è stato frainteso e distorto, specialmente durante l'era della caccia alle streghe. In questo contesto, il tema dell'hackathon mi è sembrato particolarmente significativo. "Open Your Eyes" è diventato un'opportunità per sfidare queste percezioni ereditate e rivelare come paura e pregiudizio abbiano plasmato il modo in cui viene compresa la conoscenza medica delle donne. Questa idea è diventata il punto di partenza per la creazione del cortometraggio WITCH.
Ambientando la storia a metà secolo e concentrandola su due personaggi femminili, ho voluto sviluppare un linguaggio visivo che unisse simbolismo e misticismo. Questo mi ha condotta all'opera di Gustav Klimt, i cui dipinti esplorano temi di vita, morte e forma femminile attraverso ricche tonalità dorate e ornamenti intricati. La sua estetica mi è sembrata profondamente in sintonia con gli strati emotivi e simbolici della storia, e poteva essere intrecciata strettamente nella sua narrazione visiva. Per tradurre tutto questo nel film, ho raccolto e caricato i dipinti di Klimt in Flick utilizzando la funzione "create my style" come riferimenti visivi.

Una sfida chiave durante il processo di generazione è stata che le figure nei dipinti a olio esistono spesso in uno spazio ambiguo tra realismo e stilizzazione, rendendo difficile per l'IA rendere personaggi coerenti. L'IA tende a incorporare tratti umani reali nel processo di generazione. Per affrontare questo problema, ho selezionato immagini generate dall'IA che raggiungevano un equilibrio più preciso, mantenendo le qualità pittoriche dell'olio pur conservando tratti umani coerenti. Poi le ho reinserite nel set di stile per affinare ulteriormente lo standard visivo. Inoltre, ho ritenuto essenziale includere una gamma di riferimenti sia per i personaggi che per gli ambienti, in diverse tipologie di inquadratura, garantendo maggiore coerenza e controllo sul risultato visivo complessivo del film.

Con l'aiuto degli strumenti di generazione AI e della funzione di stile in Flick, sono riuscito a produrre asset visivi di alta qualità per il film. Tuttavia, generare immagini è solo il primo passo. Ogni fotogramma deve essere plasmato in modo intenzionale per diventare un'inquadratura cinematografica. Ad esempio, un'immagine iniziale ritraeva una donna con imperfezioni visibili e un'espressione preoccupata, inquadrata in una semplice vista frontale. Pur essendo descrittiva, l'inquadratura mancava di intenzione e non contribuiva in modo significativo alla narrazione. Per risolvere questo problema, ho rimesso in scena la sequenza posizionando la donna davanti a uno specchio, permettendo al pubblico di vedere il suo volto attraverso il riflesso. Questo aggiustamento ha introdotto una composizione più stratificata, radicando al contempo la sua emozione in un'azione concreta. La sua preoccupazione diventa leggibile attraverso l'atto di guardarsi allo specchio. Lo specchio non solo arricchisce la complessità visiva, ma trasforma l'immagine in un momento intenzionale e narrativamente significativo.

Sebbene l'AI abbia abbassato le barriere tecniche ed economiche del filmmaking, resta comunque una sfida sviluppare il vocabolario cinematografico necessario per progettare le inquadrature in modo più intenzionale e ponderato, dato che molti filmmaker AI non provengono da un background professionale nel cinema. Una funzione potente di Flick che aiuta ad affrontare questo problema è la funzione “Get Inspirations”. Gli utenti possono sfogliare un'ampia gamma di riferimenti di scene cinematografiche direttamente dall'interfaccia, oppure usare il chatbot per caricare le immagini generate e ricevere riferimenti visivi pertinenti. Questo rende più semplice collegare gli output generati dall'AI al linguaggio cinematografico consolidato. Ho incluso di seguito un esempio per mostrare come questa funzione abbia guidato decisioni più intenzionali durante il processo di generazione, portando a un'inquadratura più curata.

WITCH nasce da un'esplorazione di come la percezione plasmi il significato, e di come la stessa conoscenza possa essere giudicata come pericolo o salvezza a seconda del contesto. Attraverso gli strumenti di AI filmmaking, sono riuscito a tradurre questa idea in una narrazione visiva che fonde immaginazione storica e immagini simboliche. Se da un lato l'AI ha abbassato le barriere alla produzione, dall'altro il processo creativo ha comunque richiesto una curatela attenta, un design intenzionale delle inquadrature e un continuo affinamento del linguaggio cinematografico. In definitiva, questo progetto non riguarda solo il racconto della storia di due donne attraverso le generazioni, ma anche l'apprendimento di come “aprire gli occhi” di fronte ai pregiudizi radicati nella storia, nelle immagini e nell'atto stesso del guardare.